Il Nove Maggio di Putin

Quest’anno la festa russa del Nove Maggio ha una venatura di sfida e di cenere radioattiva. La tradizionale celebrazione moscovita per la vittoria nella Seconda guerra mondiale è non più solo un patrimonio storico del reducismo sovietizzante che si manifesta nella sfilata annuale dei diecimila e più soldati sulla Piazza Rossa. Stavolta, in piena tempesta anti occidentale e con un bel pezzo di esercito russo in armi ai confini orientali dell’Ucraina, le consuete e innocue salve d’artiglieria sono state precedute da una imponente esercitazione militare che si è dispiegata con la diretta supervisione del presidente Vladimir Putin.
15 AGO 20
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Quest’anno la festa russa del Nove Maggio ha una venatura di sfida e di cenere radioattiva. La tradizionale celebrazione moscovita per la vittoria nella Seconda guerra mondiale è non più solo un patrimonio storico del reducismo sovietizzante che si manifesta nella sfilata annuale dei diecimila e più soldati sulla Piazza Rossa. Stavolta, in piena tempesta anti occidentale e con un bel pezzo di esercito russo in armi ai confini orientali dell’Ucraina, le consuete e innocue salve d’artiglieria sono state precedute da una imponente esercitazione militare che si è dispiegata con la diretta supervisione del presidente Vladimir Putin. L’agenzia di stato Ria Novosti l’ha ampiamente celebrata come uno sfoggio di muscoli da parte della così detta triade nucleare russa: è stato testato un missile balistico intercontinentale dal complesso di lancio di Plesetsk (Russia nord-occidentale); due sottomarini nucleari nel nord della Russia e nel Pacifico hanno effettuato altre prove balistiche; un bombardiere strategico Tu-95 “Bear” (Orso) ha scaricato sei missili da crociera contro obiettivi a terra. Di là dall’abbondante e propagandistica soddisfazione esibita dal ministro della Difesa, Sergei Shoigu, che ha anche preannunciato la quadruplicazione dell’arsenale di lungo raggio di qui a sette anni, esiste un richiamo simbolico da non sottovalutare.
[**Video_box_2**]Alla Russia non basta difendere le sue prerogative di Machtpolitik internazionale. Mosca si sente circondata dal nemico esterno (Putin vuole che sia così perché gli fa comodo) e punta a dilatare il suo spazio vitale per terra, per mare e nel cielo. E’ così che la festa di una vittoria lontana e blasonata, nella quale risuonano gli echi di un’intangibilità quasi mistica inflitta alla Francia napoleonica, all’Asse nazifascista e infine all’occidente americanocentrico, sta diventando l’ammissione di una paura da stornare il prima possibile. Come un brutto presagio.